sabato 12 maggio 2012

Accoglienza a misura di cinese




"Il problema - dice Li Meng, direttore dell´Agenzia di Stato cinese per il turismo all´estero - è che in Europa tutto resta complicato e che l´offerta, a differenza di quanto avviene in Giappone, Corea, Thailandia e Singapore, non è ancora a misura di cinese». L´attesa per un visto richiede settimane, i voli sono pochi e costosi, la lingua rimane uno scoglio insormontabile, alberghi, negozi, ristoranti e musei ignorano la prossima fonte essenziale del loro bilancio, i prezzi sono fuori mercato e l´accoglienza non ricorda nemmeno la gentilezza maniacale dell´Oriente. GIAMPAOLO VISETTI - la Repubblica | 24 Gennaio 2011
La citazione, come vedete, è datata, ma non troppo.

1 commento:

  1. Caro Prof. la leggo sempre con attenzione e stima, mi permetta però di intervenire e di raccontare un po’ la mia esperienza, dopo 15 anni che mi occupo di turisti cinesi.
    Ecco se l’Europa dovesse farsi a misura di turista cinese potrebbe fare riferimento al modello di Venezia
    dove i dati dicono che l’anno scorso siano arrivati circa 300.000 cinesi (e sono sempre in aumento): accompagnatori e guide solo cinesi, la maggior parte senza abilitazione e soprattutto senza partita iva come qualsiasi professionista del settore deve avere (evasione fiscale?), barche abusive (stranamente in questa città il trasporto privato costa meno di quello pubblico – ancora evasione?), gite in gondola vendute a 150-180 euro anziché 80 euro come da tariffario esposto da nessuna parte (fregatura per lo straniero che non parla il veneziano?), visite a vetrerie con abilissimi venditori Chinese speaking (vetro di Murano made in China? altra fregatura?), ristoranti di cucina italiana gestiti da cinesi (ormai non si usa più mangiare cinese all’estero e quindi la maggior parte dei ristoratori cinesi sono diventati esperti di spaghetti al nero di seppia ma soprattutto, le tasse?). Unici settore in “regola” sono alcuni alberghi di lusso e i negozi che vendono marchi prestigiosi che hanno tutti commessi Chinese speaking poiché operando nel lusso sanno già da molto tempo che i cinesi acquistano i loro prodotti e quindi sono disposti ad investire.

    Risultato: noi accompagnatori e guide abilitati alla professione non riusciamo a lavorare con il turista cinese (l’abusivismo è fenomeno diffuso ma qui succede che lavorano soltanto gli abusivi e i professionisti sono completamente esclusi dagli operatori che tengono BLINDATO il loro mercato), i tour operator locali non hanno clienti cinesi (vogliono prezzi troppo bassi), i ristoranti che chiedono più di 10 euro per un primo, un secondo e un dessert sono tagliati fuori.

    Si dice che i cinesi che emigrano all’estero vadano a stare in Cina in un’altra parte del mondo, mi pare di capire che si voglia applicare al turismo questo stesso modello togliendo la possibilità alle persone appartenenti a culture diversi di conoscersi, confrontarsi, capirsi, amarsi o odiarsi che è insita nell’esperienza di un viaggio.
    Buona domenica
    Cristina Girardi

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