Libroturisticinesi...perchè, come scrive Emma Lupano nella recensione, "i turisti cinesi, ancora, non hanno preso d’assalto il paese come alcuni speravano". E' una considerazione, e anche una domanda... Dovrebbero essere la salvezza del turismo italiano. Dovrebbero invadere alberghi e negozi, musei e spiagge, ristoranti e campi da golf. Armati di macchina fotografica e soprattutto di carta di credito, dovrebbero riportare il sorriso tra gli operatori del settore. Dovrebbero: se ne parla ormai da tempo, ma sempre al condizionale. Perché i turisti cinesi, ancora, non hanno preso d’assalto il paese come alcuni speravano.
I numeri, certo, sono in aumento. Secondo l’ENIT, nei primi 7 mesi del 2011 i visti turistici di gruppo rilasciati a cinesi erano cresciuti dell’86 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010, e quelli individuali erano aumentati del 31 per cento. Le cifre complessive, però, non sono ancora straordinarie, visto che continuano a relegare la Repubblica popolare tra le provenienze marginali per il turismo italiano.
Eppure quello cinese sta diventando il più grande mercato turistico al mondo e quella che viene definita la «nuova ondata del turismo cinese» è formata da turisti di nuova generazione, dotati di buone capacità di spesa e di gusti sofisticati. Com’è possibile allora che il Bel Paese, ad oggi, ne abbia vista solo una minima parte?
Forse il motivo sta nel fatto che l’Italia non ha ancora capito quali siano le strategie per attirare e trattenere i turisti cinesi. Una lacuna che un libro, scritto a quattro mani dall’esperto di turismo Giancarlo Dall’Ara e dalla sinologa Patrizia Dionisio, cerca di colmare. “Come accogliere i turisti cinesi” (FrancoAngeli)  è il primo testo a trattare l’argomento in modo specifico e con un approccio pratico, mostrando prima le potenzialità del mercato orientale e suggerendo poi alcuni strumenti per intercettare, soddisfare e fidelizzare quel prezioso flusso.  
Diviso in tre parti, nella prima il libro presenta l’andamento del mercato, in termini quantitativi ma soprattutto qualitativi, provando a distinguere (non sempre su basi chiare) diverse tipologie di turisti cinesi e di spiegare a grandi linee come funziona il settore dal punto di vista distributivo e promozionale.
La seconda parte è dedicata a suggerimenti pratici su come accogliere i visitatori cinesi nelle proprie strutture, siano esse alberghi, musei, ristoranti o uffici turistici. Nella terza parte viene invece proposto un compendio su come negoziare e comunicare con le controparti cinesi in un generico ambito business, tema su cui le librerie non erano certo sfornite.
Anche per questo, saranno probabilmente le prime due parti a interessare gli addetti ai lavori. Qui il libro offre consigli che dovrebbero essere ovvi (come esporre segnaletica in lingua cinese e investire su personale che conosca la lingua), ma anche inviti ad essere creativi (perché non creare un angolo del ping pong mettendo un tavolo e qualche racchetta a disposizione in hotel?). Ed evidenzia alcune informazioni preziose. Per esempio che i cinesi usano molto internet per informarsi, e quindi per scegliere le proprie destinazioni di viaggio, ma anche per raccontare a posteriori le proprie esperienze: è dunque fondamentale lasciare un buon ricordo, perché il passaparola è inevitabile. Oppure che i tour operator cinesi sono a caccia di proposte nuove e originali, perché i turisti della Repubblica popolare sono sempre più aperti a esperienze di viaggio variegate: dal golf al turismo ambientale, dallo sci al mare, fino alle nicchie come musica, enogastronomia e benessere, tutto si può proporre in Cina, basta farlo nel modo giusto.
A mancare nel libro sono forse testimonianze su casi reali. Non tanto gli aneddoti narrati nella terza parte su interpretariato, cene di lavoro e tatuaggi, ma le esperienze di chi i turisti cinesi ha già cominciato ad accoglierli. Le catene di alberghi che hanno adottato servizi a misura di cinese hanno effettivamente registrato risultati positivi? Gli operatori che accolgono i miliardari cinesi come hanno fatto a intercettarli? E le guide che li accompagnano, magari le poche in grado di parlare cinese, che cosa raccontano delle idiosincrasie del turista cinese? Anche questo (e altro) aiuterebbe a capire meglio come “maneggiare” i viaggiatori targati Pechino.
tratto da:
http://jobtalk.blog.ilsole24ore.com/jobtalk/2012/06/globtalk-le-strategie-e-le-competenze-per-attrarre-il-turismo-dalal-cina-in-un-libro-come-accogliere.html
di Rosanna Santonocito